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Convegno
La realtà della Sindone

Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale - Sezione “S. Tommaso”
Viale Colli Aminei, 2 – 80131 Napoli

7 dicembre 2017

La Sindone tra storia e storiografia

Gian Maria Zaccone

Nel 1581 vedeva la luce, prematuro nonostante la lunga gestazione, il primo libro interamente dedicato alla Sindone, Sindon Evangelica, lavoro dello storico della corte sabauda Emmanuel Philibert Pingon, barone di Cusy, in cui si affronta il tema da un punto di vista storico, né poteva essere altrimenti considerati l’epoca, i fini e la committenza. Il libro fa parte di una trilogia volta a consolidare la reputazione sabauda al momento in cui il duca Emanuele Filiberto pone le basi per la costituzione del moderno stato sabaudo. Il libro risulta dunque inevitabilmente incentrato sulla questione della credibilità della Sindone quale Lenzuolo funerario di Cristo contenente la sua vera immagine, premessa necessaria per svolgere il richiesto ruolo di legittimazione religiosa della Dinastia.

 

 

 

L’agiografia della Sindone

Il lavoro contiene una serie di notizie in gran parte senza reale fondamento, adottando tuttavia dei topoi rivelatori di un percorso mentale e agiografico. Tali notizie tuttavia avranno lunga eco nel tempo e saranno per secoli la base di ricostruzioni delle vicende della Sindone. Tuttavia ben presto alcuni contributi di carattere più critico e documentario intervengono per rivedere e mitigare alcune affermazioni. Si possono ricordare il fondamentale volume di Agassino Solaro di Moretta, Sindone evangelica, historica e theologica (1627), il primo “manuale” sulla Sindone al quale ho dedicato studi ed una pubblicazione; come anche l’opera di Jean Jacques Chifflet, De linteis sepulchralibus Christi Servatoris crisis historica, (1624). Con il ‘700 la solidità del consenso sulla Sindone, contestato solo da posizioni protestanti, inizia a subire alcune critiche anche in ambito cattolico, a fronte delle quali si impone una riflessione più ampia, testimoniata ad esempio dalla monumentale opera in due volumi di Lazzaro Giuseppe Piano, Comentarii critico-archeologici sopra la S.S. Sindone, (1833), il quale, sebbene ancora sulla linea classica legata in particolare al Solaro, sollecita la rilettura e ricerca delle fonti utilizzando un metodo più critico nel loro impiego.
Il XIX secolo si chiude con i lavori di colui che dal punto di vista storico è stato il più acre critico nei confronti della realtà della Sindone: il sacerdote Ulysse Chevalier, noto ed erudito medievista, che tuttavia nel trattare di argomenti relativi a reliquie e realtà legate alla pietà popolare lascia trasparire un chiaro condizionamento ideologico. Al di là di ciò, che purtroppo limita spesso la portata del suo lavoro, nei suoi studi seppe proporre e riproporre una serie di documenti relativi ai primi anni di esistenza conosciuta della Sindone in Europa, alla metà del XIV secolo. Le sue pubblicazioni coincidono con la realizzazione della fotografia della Sindone, e la questione dell’origine della Sindone si sposta repentinamente sulle strade delle scienze sperimentali. Il ruolo della storia e di conseguenza della storiografia subirono un ridimensionamento.

Nonostante ciò ci furono ancora e sino ad oggi testi indirizzati ad approfondire le vicende sindoniche, purtroppo ancora nella maggior parte legati e quindi viziati dalla problematica di autenticità, favorevole o contraria, con l’introduzione di ipotesi non facilmente dimostrabili o scarsamente documentate, come l’identificazione con il Mandylion di Edessa quando non decisamente fantasiose quale l’intervento dei templari o connessioni improbabili con altri oggetti di devozione, o attribuzioni ad artisti come Leonardo.

La Sindone nella storia della Pietà e Devozione Popolare

Alcuni testi fanno eccezione. Come il pregevolissimo saggio di André Perret, che seppe estraniarsi dalla questione dell’autenticità. Partendo dalla riflessione sul testo del Perret ho maturato la convinzione che la questione dell’autenticità, divenuta oggi una forma ossessiva nella maggior parte degli approcci alla Sindone, non può e non deve avere a che fare con la ricostruzione delle vicende storiche del Lenzuolo. Questo ha portato a delineare la ricerca storica sulla Sindone sotto un’altra prospettiva in cui le vicende della Sindone vengono lette e interpretate studiando il ruolo che la Sindone ha rivestito nei confronti degli uomini che nel tempo ne sono venuti a contatto. Un approccio innovativo che si concentra sul valore che ha avuto ed ha l’immagine impressa sul Lenzuolo, con il suo rimando immediato e ineludibile a Gesù Cristo, inserendo dunque la storia della Sindone nella grande storia del rapporto degli uomini con la fede, e nella fattispecie della storia della Pietà in seno alla Chiesa cattolica.

Sindone, immagine e reliquia

Studiare la storia della Sindone vuole quindi anche dire ripercorrere la storia della pietà verso un oggetto che nello stesso momento è ritenuto immagine ma anche reliquia – l’equilibrio ed il rapporto tra le due interpretazioni è alterno nel tempo e rappresenta uno degli argomenti più interessanti per capire il ruolo della Sindone nella storia - immagine e reliquia di Cristo nel momento culminante del mistero dell’incarnazione: partecipe dunque della storia della pietà e devozione verso elementi cardini della fede. Ne risulta l’evidenza di una sua caratteristica essenziale. Essa ha attraversato epoche, culture, crisi, senza mai smettere di avere un significato, di portare un messaggio. Questo è il risultato di una funzione mediatrice della Sindone, che rende palese al credente quel disegno provvidenziale della sua esistenza.
Andando infatti al cuore della questione Sindone, che riguarda la sua più profonda essenza, non si può che partire dal fatto che essa presuppone due punti di riferimento ben precisi. La Sindone è stata - provvidenzialmente per il credente - posta sul cammino della storia perché gli uomini si confrontino con essa. La guardino, perché è oggetto da guardare con gli occhi del corpo e contemplare con quelli della mente. Senza di essi, senza gli uomini, la Sindone non è in grado di esistere nella sua complessità e completezza. D’altra parte la Sindone non sarebbe nulla se non fosse “Lo specchio del Vangelo” - secondo la felice espressione utilizzata da s. Giovanni Paolo II nel 1998 - quindi se non fosse riferimento straordinario a Cristo. Senza Cristo la Sindone semplicemente non sarebbe.

La Sindone e il mistero della salvezza

Ne emerge da questa impostazione storiografica che è stata la caratteristica di immagine quella che da sempre ha catalizzato con immediatezza e oggettività l’attenzione ed ha orientato la devozione delle genti, certamente anche accompagnata dalla convinzione personale che ciascuno è libero di farsi relativamente alla sua origine, che tuttavia ha dimostrato di non essere fondamentale per un fruttuoso approccio con questa straordinaria icona del Crocifisso, che apre comunque una via alla meditazione sui misteri della salvezza.